tradimenti
12.La Gabbia Dorata II, La finestra digitale
Roma22
11.02.2026 |
787 |
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"Marco, non è vero che vuoi vedere tua moglie che si perde completamente per un altro uomo? Che urla un nome che non è il tuo?»
«Sì..."
La primavera era esplosa con una prepotenza che sembrava riflettere lo stato d’animo che regnava nella nostra casa. I figli erano tornati dalle gite, riempiendo nuovamente le stanze con il caos rassicurante della loro adolescenza, tra zaini abbandonati, scadenze scolastiche e racconti di amori appena sbocciati. Per il mondo esterno, eravamo tornati a essere la solita famiglia da copertina, ma sotto la superficie della nostra quotidianità, il pensiero del nostro segreto scorreva come una corrente elettrica sotterranea.Il pensiero andava sempre lì. Bastava uno sguardo tra me e Marco durante la colazione, o un tocco appena accennato mentre ci incrociavamo in corridoio, per richiamare alla mente l’immagine della gabbia dorata o le parole brucianti lette sul sito. Vivevamo in una sorta di apnea erotica, aspettando i pochi momenti di solitudine che la nostra vita frenetica ci concedeva.
Arrivò finalmente un venerdì sera di fine maggio. L'aria era tiepida, carica del profumo dei gelsomini che si arrampicavano sul balcone della nostra camera. I bambini erano crollati dopo una settimana intensa e il silenzio era tornato a regnare sovrano. Marco ed io ci stavamo preparando per andare a letto, muovendoci in quel rituale notturno fatto di gesti lenti e svestizioni silenziose.
All'improvviso, il suono cristallino di una notifica ruppe la quiete. Il tablet, rimasto acceso sul tavolino accanto alla poltrona, illuminò l'oscurità della stanza.
Presi il dispositivo e sorrisi guardando lo schermo. «Guarda, Marco... è Andrea,» dissi, voltandomi verso mio marito che era già a torso nudo, intento a sfilarsi i pantaloni.
Andrea era diventato il nostro chiodo fisso nelle ultime settimane. Un ragazzo italiano di origini cubane, trentacinquenne, con un corpo che sembrava scolpito nel bronzo e una carica magnetica che traspariva persino dai pixel. Era un atleta, prestante, con un sorriso candido che contrastava con la profondità dei suoi desideri. E, soprattutto, era incredibilmente dotato: una virilità fiera che non aveva mai esitato a mostrare nei messaggi privati che ci scambiavamo.
Girai il tablet verso Marco. Sullo schermo apparve una foto scattata pochi secondi prima: Andrea era nudo nel suo appartamento minimalista, il corpo atletico teso e il suo sesso, scuro e imponente, puntava dritto verso l'obiettivo, già completamente eretto. Sotto la foto, un messaggio: “Elena, non riesco più a dormire pensando a te. Almeno stasera, mi darai la possibilità di venire in diretta per la mia Regina?”
Marco si avvicinò, gli occhi fissi su quell'immagine di potenza maschile. Sentii il suo respiro farsi pesante. «Beh... se l'è meritato,» mormorò Marco, la voce carica di un'eccitazione che cercava di mascherare con la logica. «È stato costante, gentile, ha fatto sempre tutto quello che gli hai chiesto nelle chat. Ti ha adorata come si deve.»
Mi sedetti sul bordo del letto, sciogliendo il nodo della mia vestaglia di seta color perla. «Hai ragione, Marco. So che lo vuoi più tu di lui. Farò venire Andrea per me... e tu starai lì, esattamente dove ti voglio.»
Poggiai il tablet sul cuscino, inclinandolo in modo che la telecamera inquadrasse perfettamente la mia figura. Ero nuda sotto la seta, le gambe leggermente aperte a rivelare la pelle chiara e curata. Avviai la videochiamata.
Il volto di Andrea apparve quasi istantaneamente. I suoi occhi scuri brillarono non appena mi vide. «Elena... Dio, sei ancora più bella stasera,» sussurrò lui, la voce profonda che risuonava nella stanza.
«Ciao, Andrea. Ti presento mio marito, Marco. È qui accanto a me, vuole vedere quanto sei bravo a adorarmi,» dissi, mentre Marco si posizionava in piedi, appena fuori dall'inquadratura principale ma abbastanza vicino da vedere tutto.
La conversazione iniziò con un tono soffuso, quasi ipnotico. Andrea iniziò a toccarsi lentamente davanti a noi, descrivendo con precisione cosa avrebbe voluto farmi in quel momento. «Vorrei essere lì, Elena. Vorrei sentire il profumo della tua pelle mentre ti bacio il collo e ti sollevo le gambe per affondare dentro di te. Vorrei che tuo marito vedesse la tua faccia mentre ti prendo con forza, mentre ti riempio centimetro dopo centimetro.»
Andrea ansimava, la mano che stringeva la sua virilità scura con una foga ritmica. Io feci scivolare la vestaglia ancora più giù, lasciando che la seta scoprisse un seno.
«Lo senti, Andrea? Senti come la mia voce cambia quando immagino quel momento?» risposi, la voce che si faceva un sussurro sporco. «Mio marito è qui che ti guarda. Gli ho detto che sei un vero stallone, che hai una forza che lui può solo sognare. Marco, dì ad Andrea cosa vorresti vedere... dìgli cosa vorresti che mi facesse con quel cazzo enorme.»
Marco fece un passo avanti, entrando parzialmente nell’inquadratura, il volto contratto dalla tensione. «Voglio... voglio che tu la prenda senza pietà, Andrea. Voglio che la sollevi e la sbatti contro quel muro che vedo dietro di te. Voglio vedere le tue mani cubane stringere i suoi fianchi chiari finché non rimangono i segni.»
Andrea sorrise in video, un sorriso bianco e predatore che mi fece bagnare all'istante. «Hai sentito, Elena? Tuo marito vuole che io ti segni la pelle. Vuole che io ti tratti come la troia di lusso che sei. Dimmi, Regina... cosa vuoi sentire dentro di te stasera? Il mio cazzo o quel giocattolo nero di gomma che usavi l'altra volta?»
«Voglio te, Andrea. Voglio sentire della carne vera che pulsa dentro di me» risposi, iniziando a toccarmi con dita frenetiche davanti alla telecamera. «Voglio che Marco guardi ogni centimetro del tuo sesso mentre entra in me. Voglio che lui senta il suono della tua pelle contro la mia e che veda il mio viso trasformarsi mentre mi porti al limite. Marco, non è vero che vuoi vedere tua moglie che si perde completamente per un altro uomo? Che urla un nome che non è il tuo?»
«Sì... Dio, sì,» mormorò Marco, le mani che stringevano i bordi del materasso. «Voglio che lei dimentichi che io esisto mentre tu la scopi, Andrea. Voglio vederla godere tra le tue mani, mentre io resto qui, chiuso nel mio oro, a ringraziarti per avermi mostrato quanto può essere lurida la mia Regina.»
L'eccitazione nella stanza era diventata tangibile, un calore che sembrava consumare l'ossigeno. Continuavo a toccarmi a mia volta, seguendo il ritmo della mano di Andrea sullo schermo. Marco era immobile, il suo sesso pulsava visibilmente, intrappolato nella Gabbia d'Oro che gli avevo ordinato di indossare poco prima. Vedevo i muscoli della sua mascella contrarsi mentre Andrea aumentava la velocità, descrivendo l'orgasmo che stava per esplodere.
«Guarda come sono eccitato per te, Elena! Guarda quanto ti desidero!» urlò quasi Andrea, la sua virilità scura che sembrava quasi uscire dallo schermo. «Voglio venire per te, Regina! Voglio che tu sappia che ogni mia goccia è tua!»
«Sì, Andrea! Fallo! Vieni per me!» risposi, inarcando la schiena mentre raggiungevo il mio culmine.
La scena finale fu un’esplosione di sottomissione e desiderio. Andrea, con un grido di liberazione, si svuotò davanti alla telecamera, coprendosi la mano e il ventre con un seme denso e abbondante, mentre i suoi occhi non lasciavano mai i miei. Contemporaneamente, Marco, che non era riuscito a trattenersi davanti a quella visione di tradimento virtuale, ebbe un sussulto violento. Nonostante la costrizione della gabbia, nonostante il metallo dorato che gli impediva qualsiasi espansione, la sua eccitazione era stata tale da forzare il limite: un rilascio involontario e doloroso macchiò la sua pelle sotto l'oro, mentre crollava in ginocchio ai piedi del letto, vinto dalla potenza di ciò che aveva appena visto.
Entrambi gli uomini, uno a chilometri di distanza e l'altro ai miei piedi, erano venuti per me, ridotti a semplici strumenti della mia volontà. Chiusi la comunicazione con un Andrea esausto e sorridente, poi guardai Marco, ancora tremante sul pavimento.
«Hai visto, Marco?» dissi, pulendomi le dita sulla seta della vestaglia. «Hai visto come un vero uomo si dedica alla sua Regina? Vedo che invece tu sei riuscito a venire anche se sei costretto nella tua Gabbia, forse non hai più bisogno che ti liberi per godere, ti basta vedere quanto è troia tua moglie...».
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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